ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da contratti interinali di sei mesi
Rabbiose nude affamate di stabilità, fingere sotto il cielo del Sud che resistere non sia l’unica soluzione,
un biglietto low cost solo andata dietro la schiena,
mascherate da speranza, menzogna, frenulo del dna,
risucchiate dal consumo
Contemplare il chiarore di mattini operai
figli di regimi mediatici
illuminati da rettangoli magici di
vite finte e strazi responsabili
Ho visto ciglia finte di vent’anni sventolare gambe per infinite strade senza marciapiedi
morire di perché sudati, su ciuffi ferrosi di uomini scavati da un’icona,
venuti alla sera sul seno di straniere senza nome
rinvenuti nelle case senza gradini, resuscitati dalla confessione, in piedi sui banchi di chiese
per famiglie, ad un passo dal centro commerciale.
Ho udito l’urlo di generazioni passate stridere sui denti di uomini interamente bianchi
Benedire qualsiasi cosa in nome di dei snaturati dalla fede ignominiosa dello scambio
Senza pietà alcuna per anime fiammeggianti,
schiuse appena al mondo come pupe, bave di seta dalle loro bocche
Mute d’occhi e di lingue in posti sbagliati
Leccare senza fine
Il culo di un vecchio mondo che cambia
di rivoluzione ad involuzione cronica, dissenterica,
mobile svolgimento in cinque minuti d’evoluzione sfinterica
Ho visto madri abbigliarsi di specchi in cerca di altri sorrisi famelici, provviste di giustificazioni scarne,
controfirmate da mariti
e figli
accanirsi sul ferro di carrelli da spesa
lucidi scheletri provvisti d’anima momentanea
Ho visto la paura di mani tremanti, salire per corpi addobbati,
invadere spazi per opporre calore alla tecnica,
per piegarne l’asso ai piedi senza mutar di colore, non cambiare di carta su scala vincente, ed esser scartati.
Ho visto quelle mani frantumare giorni
di cristallo e risorgere
senza l’aura dei santi.

Liberamente ispirato a the Howl di Allen Ginsberg che potete trovare qui.

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