Fermata del bus, giornata di vento. Sono sveglio, come sono vivo, a metà. Nuvole che passano veloci, non una traccia, una pisciatina irriverente su questa terra d’asfalto, mangiata dal grigio. Il cellulare in mano, ogni nove minuti vibra una chiamata che fingerò non sia mai arrivata. Che Dio benedica il libero arbitrio. Piango. Dire che disprezzo i cedimenti, io che amo le auto monoscocca, io che la schiena la voglio dritta, che non lascio terreno senza il controllo. Le lacrime sccndono sulle guance, segnano una via umida fino ai baffi, come bava di lumaca rappresa, sono in piedi alla fermata e sono solo. Sfila una teoria di automobili lucide, scorgo i conducenti, soli al volante, sbuffare e sbadigliare. Come all’inizio di una spirale inizia il mio cammino, in apparenza largo e piacevole verso il centro della giornata, in cui dovrò affrontare il Minotauro. Come fosse la discesa agli inferi, mi appresto a studiare le mosse del mio nemico. Anche se è presto. Ho paura. Come fosse una spirale, l’inizio non è che un punto, la via non è che un segno che si avvicina in parallelo, ma inesorabilmente, ed il mio cuore ad ogni passo sobbalza inviperito dalla fretta e dal vento. Dentro il bus, giornata di vento. Vicino alla mia borsa sta una vecchia, le gambe molli, tremanti, la faccia livida dal freddo mattutino, le labbra secche socchiuse, come se per tutta la vita avesse risposto sempre si. Si aggrappa alla sbarra con tutt’e due le mani, sposto la borsa perché non disturbi mentre lei mi concede un sorriso. Io ho ancora gli occhi bagnati, ma la vedo. Il mio centro si è allontanato per un attimo, la mia orbita si è spostata sull’asse di un’latra che sembrava così distante e anche se è solo un secondo la vedo. Gli occhi lucidi di una tenerezza che è stanchezza, che viene dalla saggezza del tempo che è passato. La vedo come se improvvisamnete fuori il sole si fosse avvicinato per illuminare meglio. Il mio centro ha perso forza, mentre mi sento staccare, dolcemente accompagnato. Arrivato a destinazione, giornata di vento. La mano sale dalla tasca, saluto la vecchia. Mi guardo sui finestrini di una macchina, mi riprometto di fumare meno, mi massaggio lo stomaco mentre una folata violenta mi costringe a camminare inclinato in avanti. Sono in un’orbita differente, sono l’orbita e per ora il centro non mi tocca.

per i gelsomini ed il profumo che incoraggia 

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