diversi gradi d’amore

di Abernathy

La giovinetta sensibile ha una cotta per il ragazzo più grande. Strana la vita, lui è innamorato della cugina, un donnone di un metro e ottanta che pesa più di un quintale. Il ragazzo più grande passa serate a pensarci, munito delle foto che le ha scattato di nascosto col cellulare. Sono foto di bassa qualità, in cui i suoi lineamenti delicati si perdono nel bianco della  pelle liscia e soda. Foto in cui lei spazza lo zerbino enorme che c’è davanti il negozio dei genitori, un alimentari fornitissimo, dovreste farci un salto: hanno del prosciutto delle parti dell’interno, dolce come zucchero. La giovinetta sensibile ha un alito che ammazza le mosche. Non c’è granché da ridere. I motivi sono due: le mosche le ammazza davvero. Ha provato un giorno da sola, in camera sua. Ha preso una mosca, l’ha messa in un vasetto di vetro ( che conteneva una giardiniera di sottaceti che la cugina si era mangiata a merenda) e l’ha lasciata libera sul tavolo. La mosca era un poco stordita. Ci ha messo un po’ a rimettersi. La giovinetta sensibile aveva un asciugamano sul volto. Ha aspettato pazientemente, poi quando ha visto che la mosca stava per volar via ha alitato sopra. È morta all’istante. Come fulminata. Il secondo motivo è che lei non lo sa, ma ha una sorta di mucillagine dentro lo stomaco che adeguatamente curata dovrebbe sanare il fetore. Ma appunto, lei non lo sa e per questo disturbo si strugge, ingurgita caramelle alla menta (che incrementano la crescita della mucillagine, ma ve l’ho detto, lei ne è ignara), mastica chewing-gum ai frutti di bosco (che le hanno cariato un molare, per la precisione, la parte vestibolare del settimo, quadrante sinistro), e si circonda di profumi che distraggano dall’odore di ratto che Iddio (è credente, ma non lo sarà ancora per molto) le ha donato, se così possiamo dire. Il ragazzo più grande la chiama la Fogna. Lei lo sa. Ma non può fare a meno di perdersi nei suoi occhi. Il ragazzo più grande è molto bello. Se stiamo a sentire la cugina della ragazza sensibile è solo un coglione con la faccia di uno di quegli angioletti nudi che stanno nei dipinti e nelle chiese e… ( la cugina non è brava quando parla, non le vengono i termini, non studia e si applica meno del minimo indispensabile, intendeva i putti) mentre per la giovinetta è poco meno di un angelo e basta. Il ragazzo più grande sa di essere parecchio carino (pure io che a gusti son difficile, lo trovo un gran figo), e oltre ad andare in palestra diverse volte a settimana, si veste abbastanza attillato, di modo che si noti la curva delle natiche, i pettorali (sta lavorando sulle striature e non è facile), e si solleva la maglia quanto più può, così che gli addominali si vedano bene.
La cugina della ragazza sensibile ha perso la verginità nel magazzino della bottega del padre, con un ragazzo che si pagava gli studi facendo il magazziniere. Non le è piaciuto, ma si è data tempo, ed adesso le va parecchio. La ragazza sensibile ha perso la verginità con un teppistello che le spezzò il cuore addormentandosi subito dopo. Teppistello era veramente innamorato di lei. Ma aveva lavorato tutto il giorno. Fare il pusher è comunque un mestiere stressante, e comunque non voleva mica farlo per sempre. Adesso studia giurisprudenza, e spaccia solo per gente ricca, che non vuol dire mica che è un Teppistello. Ora è uno furbo.
Il ragazzo più grande è ancora vergine, per scelta. Non gli sono mancate le occasioni. Ma il coraggio di sprecare quella prima volta con una qualsiasi. A lui piace la cugina, gli piace come si muove, come ride alla gente e della gente, come se ne frega di tutto e cammina sicura, senza fingere.
La ragazza sensibile detta Fogna dorme e sogna il ragazzo più grande che si fuma una sigaretta davanti la bottega del padre della cugina che tromba con un ragazzo straniero che le ha detto che al suo paese le donne grasse sono quelle più desiderate.

Lectio Difficilior

di Orberto Oco

 

Capitemi, sono un uomo d’altri tempi, come diceva Farnel, un “psicosomaticizzato della vie en rose”, non tollero e dunque aborro, e se tollero, borbotto. Così oggi durante la lectio sulle varianti e scusate il giuoco di favelle, mi vedo seduta davanti una giovine che nell’animo stentavo a definire secondo categoria -aristotelica o meno- generosa di colori e immagini e forme e d’immagine tanto che buona parte della classe a lei dirigeva gli occhi e gli spiriti e gli accidenti del cuore. Ma come diceva Gianfelix Serenelli de Palla “l’età è un potere che si perde nei meandri degli anni” dunque cercavo di riprendere la lectio con sommo sforzo nel non far caso a quella che il Sommo avrebbe appellato “prezzolata o meno, hai un gran bel seno” voltandomi con modestia negli occhi e nel cuore. Ma come direbbe quel viennese sopravvalutato l’”inconscio” prevalse: sulla nera lavagna non mi venivano che esempi di scritti lussuriosi, mentre come direbbe Fauvè “l’albero maestro si ergeva nudo bastone tra i venti”. Il mio cuor batteva veloce come quell’aggeggio moderno di cui non smetteranno di far vanto nelle canzoni -peraltro senza fine- di qualche intellettuale bolognese attaccato alla bottiglia. Che fare? Decisi di calmarmi e chiesi -me infelice, me ingenuo- ragazzi cari, domande?

Dall’ala colorata, avvolta nel fumo, che siede a sinistra, una domanda sola che trattava di legname.

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