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Voglia di mare e di sole quando vedo le colleghe. Voglia di morire su una spiaggia, voglia di fuggire e di combattere, voglia di mandare a cagare il genere umano. Io ho solo colleghe. Niente uomini. Come dicono i ggiovani, zero. Zero testosterone. Solo fottutissimo progestinici ed estrogeni, in pare quantità superiore alla media, con vari scompensi alle ovaie. Queste hanno il ciclo sempre. Non intendo dire che sono sempre isteriche e lunatiche, no, stanno sempre in bagno. E le cose sono due. O tre. O si guardano, o si cambiano, o forse si drogano. Ma non la butterei sulla droga. Non fumano, ci tengono alla pelle; non bevono acqua che contenga sodio in quantità micronicamente malinconiche; non si truccano granché ma profumano come domani il camposanto; non mangiano nulla che sia grasso o che non sia organic (che biologico non si dice, non è posh, e qui sono cazzi vostri), va da sè che non mangiano; non guardano i film di Tarantino, non “hanno nulla contro le persone grasse” ma preferiscono rivolgere la parola solo a quelle il cui peso è sottilmente, finemente, elegantemente, sotto la normale soglia; non amano sentire i “paroloni” come dicono loro: cioè prova a dire buondì, che cazzo non mi sembra che ci sia bisogno del DeMauro. Buondì-buongiorno (cretina), non la merendina. Risatina coperta da manina finemente, elegantemente, sottilmente ornata da lunghe unghie colorate, grosse come artigli e finte come il biondo dei capelli. Mai sentito. Porcoggiuda, ringrazia che sò santo, ringrazia che sono una brava persona e sopratutto che ci sono quelle venti persone potenziali testimoni  a carico, se no io altro che buondì ti davo sui denti. Non è violenza, la mia. E’ autodifesa. Che vi sembra normale arrivare a lavoro pieno di gioiosa aspettativa per sentir poi dire che Guerra e Pace era scontata come trama? E vabbè che hai visto la ficscion, ma per la miseria, differiva così tanto dal libro? Che Andrej l’han fatto resuscitare? Natasha era una stronza? Insomma la base doveva essere quella. Che Napoleone non c’era? Mio Dio.  Sentire certe cose fa male. Inutile fingere. Sarò uno snob e non me ne frega nulla, ma quando le sento parlare rimpiango l’aver mollato il mio vecchio lavoro. Io lo faccio per i soldi. Perché vi giuro, pagano benissimo. Per essere in Italia. Anche se devo sopportare queste ormonali giovinette che flirtano rumorosamente (sembra che gli scricchioli qualcosa dentro quando ridono e questo rende sinistri gli adescamenti) con chiunque abbia un completo di buona fattura, anche se devo passare l’aspirapolvere su qualcosa come 200 metri quadri di sala e poi dopo il mocio, il mop o come volete per poi vedere le orme minuscole dei tacchi macularmi il pavimento lucido di litrate di detersivo, anche se la più elegante e sottile e fine quando chiede un favore sembra Hitler in coca, anche se mi si ride dietro perché non mi piace sentire Ramazzotti che è troppo booono anche se secondo me è vecchio e non sapeva come fare i soldi ed ha chiesto a quel pirla del Martin di aiutarlo a tirar su qualcosa che non gli passano la disoccupazione, anche se devo pulire il battiscopa con una pelle di daino blu in una posizione che io trovo umiliante, anche se odio le pasticche di candeggina effervescenti (che non avevo visto mai prima d’ora e che invece sono una delle invenzioni più puzzolenti e pericolose che l’uomo abbia mai concepito), anche se mi devo alzare che tutti dormono ed io sono sempre stato una persona molto empatica, anche se mi dicono: ma che te ne fai della laurea? Nulla, nulla fai conto che non me ne faccio nulla e tremo e tramo dentro e mi sento il conte di Montecristo e mi dico vedrete vedrete che ce la farò a tirarmi fuori da questo ristorante, vedrete che a qualcosa servirà tutto questo culo e se non servirà a nulla almeno che io serva d’esempio a qualcuno: attenti al punto critico, quando l’acqua bolle non può che evaporare.

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Ho sentito Cionf, ed ho pensato ecco cazzo, c’è davvero. Come chi? Il coccodrillo nella fogna. Che non sapete nulla di leggende metropolitane? Che fate, vivete in una comune? No, era una pantegana, cazzo. Mi son grattato la coscia come se ce l’avessi attaccata ai calzoni, la bastarda. Ma che fanno si tuffano? Si, probabilmente c’è tutta una città tipo giù per il tubo, ma all’italiana, con i topoloni parlamentari, le tope fighe, e i toponi che si lavora, si lavora, si lavora. Ed io ho visto un attimo dei mondiali di nuoto, tuffo dall’asfalto su fogna senza griglia. Coefficiente massimo, visto che se ti beccano gli umani col cacchio che torni, a meno che l’umano non sia io. Mario dè Marii, ebete pulitore di bagni in un ristorante alla moda, spiaggiato sulla tesi, in perenne ricerca di se stesso, anche se trovo sempre occupato. Il brutto del Cionf è che ti resta dentro come una foto, ti segue come se fosse stato immagazzinato in un ipod personalissimo, file dal bitrate altissimo, cinque stellette e riproduzione random annientata dalla forza del ricordo. Che non mi mandi Down in Mexico dei The Coasters col balletto della Ferlito? Che ti costa, cervellino, caro (questo mi tocca lusingarmelo che se molla lui tanto vale spegnere le luci e salutare), perché mi si ripropone il Cionf ogni secondo? Perché l’immagine del carpiato della pantegana ( a proposito, non so di che nazionalità fosse, ma dai muscoli azzarderei una cinese) mi tormenta? Non ritornerò più normale, vero? Lo so, porca sfiga. Mi farò la barba e sentirò il cionf nel wc; pulirò per terra e sentirò il cionf nel lavabo della cucina. Mi alzerò la mattina e la mia gola dirà Cionf. Devo farmi resettare il file. C’era un tipo, si mi ricordo, l’avevo visto a C’era una volta, lo so che lo guardavamo in venti causa l’orario, la trasmissione che diventò praticamente la mia preferita, col BaffettoSenzaPaura ed il mondo, quello vero che ti guardava da un oblò, così nudo e crudo che cominciavi a capire quando tuo nonno si comumoveva per la guerra e tu pensavi è vecchio, vecchio un cazzo. Dicevo? C’era una volta, ecco, in una delle puntate che ho videoregistrato c’era un tipo che stava inventando la pillola per dimenticare e se trovassi la videocassetta vi potrei fare nome e cognomi, ma non la trovo perché sono tutte ultragrabate e le etichette segnano cose diverse e dovrei controllare ma non ne ho voglia. Ecco però io che dicevo ma no i ricordi non si toccano, vorrei rimuoverlo proprio questo viscido cionf. Mandarlo via e vivere, finalmente.

 

Aiuto! ah, no, era mio fratello che masticava.