Saranno i capelli radi, sarà il vento del nord che spira in turbini scuotendo le fronde, ma ho un freddo boiaccio in testa e mi duole la fronte. Il mio cavallo scalpita al mattino come dopo la monta, ed alla preghiera del vespro ha già gli occhi smorti dalla stanchezza. Non mangio che gatti rinsecchiti e salati, lui si accontenta dell’erba, anche se lo vedo disgustato. Cavallo buono a nulla. Mi morì quello buono e glielo ripeto sovente di modo che lo sappia. Poca soddisfazione nel discutere con una bestia ma è meglio che parlare da soli o col Signore anche di faccende che poco gli potrebbero importare o che comunque sarebbe quasi blasfemia citare. Ad esempio il cibo. Alla caccia al gatto presi una gran botta in testa perché m’incaponii con un esemplare che pareva grasso ed era invece gravido e bilioso. Quasi un vitello che immaginavo già in un piatto condito con salsa parigina. Si rivelò oltre che agile, furbo come il demonio. Mentre gli facevo posta saltò giù soffiandomi sui piedi, terrorizzato inarcai la schiena ed il mio capo andò presto su un macigno che pareva messo là a bella posta. Maledire non mi servì a nulla. Non trovai che uno scoiattolo dalla coda glabra, quasi un ratto smagrito. Gli chiesi, annebbiato dalla fame: ma com’è che non dormi? e questo fuggi via verso il cavallo che, pauroso come un coniglio e dallo stomaco debole, si ritrasse correndo. Ci misi tutta la sera a trovarlo. Quasi perdevo la speranza quando lo vidi che brucava del muschio dagli alberi. Mi commossi un poco e proseguimmo, io in preghiera, incappucciato fino agli occhi, lui ciondolante e stanco sulle cosce magre, i miei calcagni sulle ossa, tremavamo entrambi. Giungemmo ad una locanda ma di spendere i denari della diocesi neanche a parlarne. Mi rapinarono il mio, non mi sembra il caso di rifarmi con Dio. Così sotto la tettoia trovammo un riparo per la sera e stamane al risveglio una decina di bambini lerci ci guardava così come si guardano i mendicanti o i giullari rincoglioniti dalla grappa. Arriva un uomo, gambali neri e pelliccia, rosso di capelli e d’occhi: Chi siete? Tentai di rispondere. Allora capisco d’essere legato come un ladro. I sensi mi abbandonarono, così come alla sostanza senza accidente. In potenza avrei potuto capire che succedeva, ma all’atto, il mio cuore non resse la vista delle funi e caddi di fianco mentre la turba di bambini mi sputava addosso. Il cavallo nitriva contento. L’uomo si rivelò un mercante diffidente e dalla parlantina chiara e molesta. Mi liberò non appena seppe il mio nome e per conto di cui lavoro. Ovviamente dovetti esibire le carte che lui ovviamente non comprese, ma che fecero un certo effetto a lui e alla ventina di omaccioni accorsi dai campi per finire il lavoro dei figli. Fu apparecchiato di semplice ma buono. Il cavallo si contentò di nitrire. Per ripagarli decisi di raccontare qualche storia che bambini e adulti non conoscevano, ma al primo accenno all’amore un sentimento denso e nero come pece si addensò sulle fronti, in rughe preoccupate e ostili. Non siamo in terra franca, ma porca baldracca nemmeno un poco di liberalità mi significa che la città è ben lontana.

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