fronti d’aria giunti come mani strette si assiepano dietro il tetto, annunciano l’arrivo della stagione bruta, la fine della collegialità pungolata dal caldo, la solidarietà che solo il sudore sa esprimere. Sono in casa e penso alla mia memoria a breve termine, finita nel cesso assieme agli occhiali che non indosso per vergogna. Poi all’apparire dei fosfeni urlo e mi mando affanculo da solo. La mia memoria si fotte col sopraggiungere del’lautunno. Mi chiedo come sia possibile passare dai piani infiniti di canicola, ovvero metri e metri cubi d’aria rosolata, all’infinita retta dello spiffero, la madre di tutte le malattie da raffreddamento. Mi chiedo come si possa cambiare così tanto: dal maglione di lana confezionato da un bengalese, alla canottiera di cotone cinese. Possibile che il fisico si possa adattare a tal punto?
Guardate il cielo adesso, sono le quindici e sembrano le otto, di quando… Ieri sera? Oddio, se son sopravvissuto a Berlusconi riuscirò a far tutto. Il problema è che non so se sono uscito veramente dal precedente governo, anzi non so qual è esattamente il precedente governo. Sembrerebbe un altro, sembrerebbe di respirare un’aria diversa invece è semplicemente arrivato l’autunno.

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