– Farlocchi.
– Ci sarai, vecchio.
– Impertinente.
– Addirittura? Ridono.
il gruppo di ragazzi vocianti non accenna ad allontanarsi. Uno di loro sottrae il fiasco di vino dal marciapiede sul quale il vecchio è sdraiato.
– Screanzato! Urla il vecchio.
I ragazzi bevono a turno. Il resto del vino viene versato teatralmente per terra. Passano una ragazza con le cuffie ed un distinto signore accompagnato dalla moglie. Evitano lo sguardo, accelerano il passo.
Il vecchio si alza. Viene verso di noi. E’ vestito con un completo nero, sporco e spiegazzato. La barba incolta, il viso rosso.
– State a guardare, vigliacchi. Un vecchio sbeffeggiato che non sa difendersi che con le parole. Questa la buona educazione. Questa la vostra generosità. Zitto, tutti zitti, a parte loro.
Indica un cassonetto, si sentono chiaramente dei tonfi, dei colpi sulla lamiera. Poi il silenzio. Si affaccia una pantegana:
Pantegana: – che vuoi vecchio? Hai chiamato?
Vecchio: – raccontavo della vostra generosità.
La pantegana sorride come può, i denti appuntiti s’intravedono. Il vecchio rabbrividisce leggermente.
Pantegana
: – non è nulla, vecchio. Anzi è diventata un’abitudine. Sei sempre così solo, e stupidamente ubriaco. Torna dalla tua famiglia. Prima che sia tardi, fai qualcosa. Tu che sai che vuol dire morire. Noi non capiamo bene cos’è finire una vita. Noi ci si arrabatta. Noi si vive giorno dopo giorno come fosse il primo. Non si ha memoria, poca coscienza. Nel gruppo troviamo salvezza, nel silenzio la comprensione. Ma tu che sai capire solo vai. Vai e fuggi dove la morte di cui speri l’arrivo non ti colga impreparato.
vecchio: – ma io son pronto.
Trambusto nel cassonetto. Spuntano dieci teste di pantegane, parlano all’unisono:
Pantegane
: -pronto a fare che?
Pantegana sola: -Pronto a finire.
Pantegane insieme: -ah.
vecchio: -non capite.
Le pantegane scuotono la testolina, fanno cenno di no.
Vecchio, rivolto a noi
: – Le pantegane non sanno. Muoiono e rinascono uguali, poche le differenze, sempre gli stessi i rumori che allontanano i giovinastri dal vino. Temute più per il gioco di squadra che per la forza.
Le pantegane applaudono festose, dietro il Vecchio, mormorano: parla di noi, si? parla di noi.
Vecchio
: Ma che me ne faccio di una condanna di cui non so la data d’esecuzione? La mia mente pensava all’avvenire come fossi immortale. I giorni che ho speso non hanno comprato che l’attaccamento, senza consapevolezza. I giorni si fermavano in mesi e gli anni non hanno lasciato che me. Tale e quale al ventenne che ero. Le illusioni incorniciate alla parete, le speranze accantonate nelle scatole, i ricordi come schianti sul cuore. Questa è una vita?
le pantegane: – non sappiamo.
Ritorna uno dei giovani del gruppo maleducato. Porge al vecchio una sigaretta. Le pantegane si nascondono, battendo le mani. Il vecchio l’accetta. Il giovane sorride e se ne va.
il vecchio
: – vedete? Non mi ha neanche fatto accendere.
La pantegana che per prima ha parlato si affaccia, scuote la testa, le altre la seguono, battendo le mani sempre più forte.

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