Siamo andati al mare -eheh- io e Giovanna. Ha delle tette Giovanna… tutti gliele guardano. Dire che usa un costume castigato -eheh- vecchio, scorsa stagione, mi pare sia Prado, non come il mio Zarfatellitréschic. Il mio è più figo -eheh- è tutto rosso che sembra mi abbiano sventrato. Al mare sono rimasto calmissimo. Miracolo, ha detto Giovanna e in quel momento ho pensato che le sue tette potrebbero parlare se volessero. Non mi hanno chiamato al cellulare, per questo ero calmo. Mio padre e mia madre, intendo. Abbiamo fatto il bagno e le ho lanciato sabbia ed acqua finché non si è messa a piangere ed urlava basta. Giovanna ha delle gran tette ma non sa scherzare. Le manca la forza ed il senso dell’umorismo cameratesco che solo i veri uomini hanno. Prima stavo con Viola. Una brava ragazza. Ma troppo sensibile. Gran tette -eheh- ma sempre a chiedermi come stavo, come va, che cos’hai, cosa fai. Finiva che m’innervosivo e sognavo di legarle una corda nei polsi e di cucirle le labbra. Poi piangevo, ovvio -eheh- così l’ho lasciata ed adesso mi sento meglio. Giovanna non è quel tipo di donna. E’ una che vuole diventare qualcuno, che non vive addosso agli altri. Recita e balla e fa le accademie di dizione e di portamento. Insomma ha una volontà grossa come le sue tette -eheh- una volontà di marmo. Che poi ha delle vene che si vedono sotto la pelle e quelle mi fanno schifo e le copre col fondotinta, uno di marca che lascia traspirare la pelle. Ma io so che ci sono lo stesso, per questo non mi ci metterò mai. Quando abbiamo fatto il bagno ho visto un bambino che stava sul bagnasciuga e mi è venuta questa voglia di correre con lui sottobraccio, come un pacco, e portarlo via. Lo fissavo e cercavo di non far caso al tremito delle mani. Ho dovuto forzarmi per distogliere lo sguardo ed è stato in quel momento che ho lanciato palle di sabbia a Giovanna. Abbiamo mangiato un panino ad un tavolino del chiosco e poi lei mi ha detto che doveva andare a casa. Non avevo voglia di riaccompagnarla anche se -eheh- insomma, a casa sua… Ma poi ho notato che la sabbia aveva grattato il cerone e la vena verde pulsava e le mani hanno cominciato a tremare forte. Così se n’è andata offesa, ma meglio così che in ambulanza. Volevo restare calmo, coi pensieri che mi venivano tutti in una volta, come un fiume che non fermi, ed anche se dovevo lasciare il cellulare acceso, sono riuscito a sentirmi tranquillo. Il rosso del costume mi faceva bene, mi riposava, ed il pensiero di Viola prima che partissi era come una sbronza. Prima di partire in missione ero un ragazzino che non sapeva nulla. Non mi andavano giù tutti quei discorsi politici e non mi andava giù che mi dicessero che sbagliavo e quando è finita non uno di quelli che dicevano che la guerra è una stronzata mi guardava in faccia. Loro che l’hanno vista nei film, mi dicevo. Che i bambini crocefissi neanche li immaginano, e buon per loro. Che Viola anche se non sapeva nulla era come sapesse tutto e per questo non li volevo due occhi grandi così che ti ricordano che moriranno, che muori, senza aver mai deciso nulla. Così arriva il momento che decidi tu, un po’ come fossi Dio, un po’ come se Dio non esistesse. Qualcuno dovrà farne -eheh- le veci.

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