La città d’estate muore. Una morte lenta e dolorosa, senza morfina. Crepa sotto il sole mentre la notte si sveglia presa dal timor notturno. La città d’estate è come vedere un film catastrofico che s’intitola “Erode è passato di qui e questa volta pure le femmine”. I vecchi sfilano in processioni chiare, cappellini e pipa, catetere in vista, mutandoni. Dai cinquanta in giù siamo in tre: io, l’edicolante anarchico e la moretta del bar solitario. Io son seduto nella piazzetta che mi rollo una sigaretta a fatica, le dita sono così lisce che la carta non gira. L’edicolante anarchico bestemmia. E’ come una mania: bestemmia per qualsiasi cosa, fosse anche una penna caduta per terra, una mosca che passa. La moretta del bar solitario legge. Solitamente si accontenta della Gerusalemme Liberata, o dei Minima Moralia. Questa volta leggo di sguincio “Le origini delle lingue neolatine” e sorrido. Fa caldo. Ci sarebbero due cose da fare: sesso con la moretta -l’edicolante lo scarto, è pelosissimo, come tutti quelli che hanno cervello-, o scaccolarsi in pubblico. L’edicolante mi guarda e bestemmia. Scommetto che pensa la stessa cosa.
– scaccolo libero? mi urla
rido mentre la moretta del bar solitario sorride. Arriva un cliente. Spezza quella sottile intimità appena intessuta. Chiede il Foglio. L’anarchico dice
– non ce l’ho.
E bestemmia d’aggiunta. La moretta si prepara, mette via il libro e mi guarda. Ci alziamo ed aspettiamo la rissa. Non arriva. Il caldo ottunde i sensi.
Ci sediamo di nuovo mentre l’edicolante anarchico bestemmia.
Ho con me lo zaino, prendo tre pesche, una a ciascuno. Sfila un’altra lunga processione di vecchi, sanno di umido, puzzano di fiori secchi. Parlottano tra loro e vanno via. La moretta del bar solitario mi dice:
– sai cos’è un tafano?
– si.
– io mai visto.
L’edicolante anarchico si sporge per guardarmi e mi strizza l’occhio. Glielo farebbe vedere lui il tafano.
La moretta fa finta o non coglie, continua:
– sai da dove viene la parola alcool?
Lo so, ma nego.
– da al kol, che vuol dire polvere di antimonio, poi kol lo usavano per tutte le polveri e…
Mi perdo dietro i suoi capelli. Biondo cenere, schiariti sulle punte dal sole.
L’edicolante si sporge e mi sorride, come se fossimo amici. Sorrido di rimando ed aspetto la bestemmia. Non arriva.
– sai cos’è il sostrato?
L’edicolante anarchico sfoglia un libretto di fretta.
– lo so.
La moretta annuisce mentre uno dei vecchi si avvicina di fretta, la camicia bagnata, i capelli radi in strisce disordinate.
– Posso andare al bagno?
la moretta guarda me, poi l’edicolante anarchico che fuma e dice:
– lei sa cos’è il sostrato?

hine girl worker

Annunci