Sulla strada, la più lunga della città, le bandierine colorate per il santo patrono appese a lunghi fili bianchi sventolavano in schiocchi, lungo il corridoio di vento che lasciava una leccata umida sulle case che orlavano gli stretti margini del marciapiede. C’era un’intera squadra che tra bevute e battute montava in una stessa sera tutti i fili, da un balcone all’altro. La sera era limpida, il sole moriva a stento mentre il profumo di cibo invitava ad indugiare e la domenica veniva santificata dalle serrande chiuse. Si fermò ed inspirò. Si sedette su una panchina: due bambini accovacciati sulla soglia di casa ed un mazzo di carte, una vecchia su una sedia di vimini sfilacciato, appuntito dal sole, un uomo in canottiera bianca e calzoncini corti,  calze di cotone nei sandali di pelle che accostava le persiane con delicatezza, fermo nei gesti, lento e stanco. Perché tornare, si chiedeva? Perché rinnovare l’assenza e gli abbracci? Perché non lasciare che l’orgoglio di padre e madre, l’affetto dei fratelli lo circondassero da lontano, senza avere forma e occhi che scrutassero la familiarità senza poterla copiare ed ricostruire? Perché non salutare una volta e non voltarsi più? Il ricordo che dipingeva tutto d’oro, l’illusione dell’appartenenza, di braccia calde e sorrisi sinceri, come una canzone bellissima che non smetteresti mai d’ascoltare, come pensare che il morto è solo partito ed invece è terra tra le mani. Il rancore sordo nell’afa, il gorgoglio del traffico e l’inattesa trappola in gola, il nodo che non poteva slegare, il rimpianto di non aver vissuto dove amava vivere lo tennero fermo, la gola rigida, il collo stirato. Stiamo tra cielo e terra, pensava. Siamo cielo e siamo terra. Apparteniamo al nulla, ma facciamo parte di tutto. Siamo nei ricordi e nelle bandierine, nel caldo e nell’odore di fritto, ma ci piace fingere. Giocare, non chiediamo altro. Tenne la valigia sul petto e vi poggiò il mento. Il patrono è passato ma le bandierine sventolano.

La via si snodava lunga offrendogli pochi giorni d’illusione e l’avrebbe seguita fino a casa, e in quell’altra lontana, che non sapeva più come coniugare i verbi se tornare ed arrivare e partire hanno senso quando la tua casa è una valigia, in quella sua camera stretta avrebbe portato un brivido sottile, che adesso saliva lungo la schiena, più forte ad ogni passo, febbre sulla soglia, perso in un mare di nostalgia nel suonare il campanello di casa.

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