Carico di bagagli andavo all’albergo. Gruppi disordinati di vecchi sulla soglia. Anch’essi carichi ma con più classe, non è vero è solo questione di rispetto, anzi di onore alla carriera. Perché i vecchi puzzino di vecchio non si saprà mai. Tanto non ci arrivo ai cinquanta con tutta la roba che mi faccio. Né m’interessa puzzare di camposanto, fosse anche l’odor di santità che si dice Padre Pio. No problema con amica droga. Con amico sballo. Con amico down. Sono regolare io. Ore otto sveglia. Dieci: mescalina. Undici mangio. Cadenza e disciplina ecco che ci vuole per portare avanti un bel discorso tossicodipendente. La dialettica tra te e l’enormità Chi mi chiede e sei allegro? Certo che lo sono. Se hai i soldi non sei triste. Dunque rido tutto il tempo come un cretino. E niente mi sembra più importante. L’atarassia con cui mi farcivano i coglioni al liceo. Quella stoica, mica cazzate orientali. Anche se adoro i koan. Sono pezzetti di Dio sparsi per terra. Pepite d’oro o buchi, come quelli che mi faccio da solo, collegamenti con il divino, con il tutto, con Quel che vi pare se proprio devo definire. Che io odio definire, ed odio i vecchi ed il loro odore tipo cristosanto, quello dei fiori secchi che certe stronze amiche di mia madre incorniciavano. Bell’imbroglio. Ti metti in casa, esponi, il cadavere di un fiore morto. Che ideona. Ma che vivacità. Che allegria. I vecchi e le loro stranezze. Li guardi e ti sembra strano che si reggano in piedi. Tipo che hanno quattro bypass e bevono. Stupidi infingardi diceva mio padre. Ma non sapeva cosa vuol dire. Gli piaceva il suono. Mica stupido. Sapeva dire un sacco di parole strane e con quelle ci ho campato per anni, ci campo ancora. Quando le studiavo cercavo di rimuoverne il significato ed adesso pavido per assonanza mi sa di uno stronzo che crepa sul pavimento.

Entro nell’albergo carico, sudo come un porco, sono lucido e lo so. Mi danno la chiave e manco l’ombra di un fattorino. Forse gli hanno aboliti. Hanno fatto male. Sarà un mestiere di merda ma era utile. Mi scoppia la testa e l’unica cosa che posso fare è andare in piscina.

In piscina la puzza dei vecchi è così intensa che sembrasi siano strofinati con crisantemi. Così per abituarsi all’odore. Si salutano da un capo all’altro. Alzano la mano sollevando un’immonda ala di pelle rugosa, abbronzata. Cristo che schifo. Li guardo nuotare. Mi accorgo che sono praticamente l’unico sotto i quaranta. Fanculo agli alberghi a poco prezzo. Sono fatto ma non è servito a nulla. Potrei lavorare, ma non voglio. Osservo i vecchi e mi sento male. Troppa vita, troppo tempo da qui ad arrivarci anche io. La puzza mi è salita al cervello. Tempo di andare in spiaggia e pregare Dio che ci siano dei bambini a compensare.

In spiaggia l’odore nauseabondo di vecchiume mi sta rovinando il trip e vaffanculo a questi ammassi di anni che mi si trascinano di fronte allegri come pulci, felici di saltarellare qui e là, di incontrare baciare e stringere mani e nuotare ed imbrattarmi le vacanze con la loro aspettativa di vita che aumenta di giorno in giorno. Gliela invidio quella sicurezza sotto il cuscino, la notte. Questi che hanno fatto quel che c’era da fare. E mi viene in mente quella canzone che diceva: la gioventù è sprecata sui giovani.

Non ci farò amicizia, vorrei forse, ma solo un po’, forse non voglio ho solo paura. Forse il pusher di fiducia andrebbe cambiato, forse dovrei cambiare albergo, ma si sta bene in fondo, c’è tanto da imparare. Come ti muovi con una sciatica che ti succhia la gamba? Come ti metti la crema solare tra le crepe del viso? Senza scherzi, i vecchi sono assi nel far finta d’esser giovani. Forse aveva ragione quel tipo che diceva che non invecchiare non è gioco per signorine. Se non mi faccio tra poco finisce che piango.

In camera ordino il servizio in camera che non ho preso la suite Manicalarga mica per nulla e mi arriva questa camerierina di quindici anni carina come una bambola, tutta sorrisi e smorfiette, che flirta un poco, che gioca. Ma nei paesi bassi è il silenzio, la pace dei sensi. Mi rifaccio e aspetto la gran goduria. Purtroppo il tono è minore ed in mente non ho altro che loro, i bastardi sfida-morte. Sembra che siano là per ricordarmi che un giorno anch’io. Ho sempre pensato: mi sparo prima. Ma poi perché? Ti diverti il doppio. Questi ballano. Scommetto che trombano. Vado pure alla festa stasera, deciso; uno dei gerontosauri festeggia gli ottantotto anni. Cazzarola. Mi è arrivato l’invito, discretamente, con un’altra camerierina dagli occhi blu.

Alla festa sono tutti in tiro e parlano. Mi sono strafatto per resistere alla tentazione di prenderli e buttarli dalla terrazza. Li odio e mi piacciono. Mi ricordano brutte cose ma mi affascinano. Devo rifarmi e in fretta ed infilo la porta del bagno e mi accingo ma praticamente sono entrati due di loro ubriachi che cercano compagnia. C’è questo momento in cui mentre uno mi dà una pacca da sputare il polmone, l’altro si tiene a me per non cadere. Io rido e cerco di liberarmi. Nulla, gli imbriachi vogliono stare in bagno.

Dovevate vedere la faccia del primo dopo il tuffo sullo specchio. Ha inalato che era scettico, poi ha allargato uno di quei sorrisi ebeti che ti fanno dubitare esista Dio (la questione dell’immagine e somiglianza, insomma). L’altro quando ha visto come saliva si è sparato un viagra e ci ha dato giù. Io mi sono accontentato delle briciole, in camera c’era la scorta. Dopo che praticamente ci siamo raccontati le vite e vi giuro che le loro erano molto più lunghe ed interessanti della mia, abbiamo deciso di salire nella mia suite con pochi intimi, tra cui 88 che sembrava già in astinenza. Ad un certo punto mi sembrava di puzzare anche io, o comunque non mi interessava più granché né dell’odore, né delle rughe, mi divertivo e basta.

 

quando sono arrivate le ambulanze mi hanno detto che mi stavo provando una dentiera. Cosa strana perché io i denti li ho tutti.

lewis hine

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