Spremuta l’uva,il riso, la conversazione
dei liquami torbidi in parole pressate
fanne tele e filati, e trappole
lungo i tiranti spargi, a trattenere i moti
di simpatia o dolcezza o carne,
fossero anche senza fondamento,
silenzi spinati e labbra sporche
picche d’ostilità in schiere scure
ma trattieni il fiato come sparo e
stendi dove puoi lunghi sguardi vuoti,
oche querule apriranno becchi
lungo il fianco sentirai l’eco
di passi Ragionevoli che scappano.
Ma sappi
che dei lacci non serberai che il nodo
dell’uva il vino
del riso sgranatura in denti
della conversazione solo sale.
Non ti sfugga il desiderio anche in ombra
né la fiamma, ma procura
di far le mani in conca
dove tener l’acqua
e non chiedermi di stemperare
l’agro nel dubbio
il salato nel vacuo.

bill brandt
foto di bill brandt

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