(applausi)
Grazie, grazie, vi ringrazio, basta davvero (ride), basta. Vi prego. Non merito la presentazione che ha fatto Franco, ma grazie lo stesso, mi sento meno teso adesso. Grazie amici. Grazie d’essere qui, sopratutto. Ci sono dei momenti in cui viene voglia d’abbracciare con gli occhi per poter toccare tutti, stringere tutti. Adesso, ora vi abbraccio così, se sentite solletico sono le ciglia (ridono), ma davvero, vi abbraccio da qui e guardatemi ora, in piedi perché qualcuno di voi dovrà ricordarmi questo momento, qualcuno mi dovrà dire che davvero questo momento è esistito. Franco mi fa cenni. Bene è vero, devo fare il mio discorso, iniziamo.

Mio padre non sarebbe orgoglioso di me. Mia madre ancora meno. Mia sorella è qui presente e vedo che il risentimento le brucia la faccia. Non ti vergognare, Sara. Non sbagli ad odiarmi. Mi odierei anche io. Ti prego, Franco, fammi finire. Mi sento benissimo. Mio padre e mia madre dicevo, ma diciamo tutta la mia famiglia mi ha detestato da quando ho iniziato a lavorare per quest’azienda. La mia è una famiglia tutta d’un pezzo, di quelle che quando qualcosa non va non torna a posto. Ho iniziato in questa compagnia che avevo ventisette anni e una laurea. Potevo fare il professore. Come mio padre. O lavorare in banca, come mia madre. O l’alcolizzata, come mia sorella. Invece no. Ci ho messo due anni a capire cosa volevo farne di me ed una sera, guardando un comico in un cinema lurido, l’ho capito. Il comico non rideva mai, mentre gli altri seduti si sganasciavano. L’ho visto ed ho pensato che era una bella maniera per vivere. Tu fai qualcosa è in apparenza in un modo e … Aspetta Franco, fammi finire. Dunque conosco Franco. Esatto eccolo qui che mi guarda. Non disperare Franco, non dirò nulla d’importante. Lui è un uomo di successo, lui che non ha mai preso una laurea, lui si è fatto con le sue mani. Ecco Franco mi dice che ci fai a lavorare per una ditta di birre? E’ che a me piaceva quella ditta. Ero serio dentro e non facevo ridere nessuno. Ma era poco per tutti, era poco anche per Sara che preferisce il whisky. Mio padre e mia madre che mi vedevano sprecato, dicevano non è una vera vita fare l’impiegato per pochi spicci, non è vita stare in un paesino ad ubriacarsi al sabato sera, o chiuso in casa a leggere, o ad ascoltare quella musica che non la senti mai per radio, insomma ma che vita è o non è, mi sentivo a metà. Non sapevo dov’era lo sbaglio e proprio allora incontro Franco. Un vero dirigente. Uno che sorride sempre, che non sta mai serio, che vive, vive. Che mi propone il lavoro del comico, dopo due anni che non capivo come mettere tutti d’accordo, la mia famiglia e me. Così entro nell’azienda e divento serio ma lo so che dietro una quinta, dietro qualcosa tutti ridono o dovrebbero. Esporto cose e le vendo, serissimo, e vengono altri sorridenti a comprarle ed ho i soldi e ne ho così tanti che padre e madre sono felici per un po’ e la sorella può permettersi bicchieroni pieni di whisky e niente malinconia ed io sono serio e penso alla fabbrica della birra, ogni giorno, ai conti e alla casa che avevo affittato là che quando sul piatto girava Monk non mi bastava lo sguardo per abbracciarla. Come con voi, stasera. Ma so che ridete e ridete e fate bene. Perchè io sono serio.
Poi la mia famiglia mi dice ma che ti succede? Non sei contento? Ed io continuo a vendere queste cose, cose orribili, e a stare serio. E mio padre dice ma Pietro, ti droghi? La ragazza? La famiglia? Prenditi una vacanza, dammi retta. E mia madre dice che la colpa di tutto è mia, perché quando sono nato sono stato male e mia sorella mi chiede soldi perché le piace bere ma lavorare quello no. La mia famiglia si concentra e dice che la colpa di tutto quello che non va è di chi non ride mai, di chi se ne frega, e Franco mi dice che le cose orribili che esportiamo sono buone e belle in realtà e che sembrano brutte, ma non è vero, basta sentire un tg per capirlo e tutto il mondo allora si capovolge ed io non saprò più, mai più cos’è che mi piace, cosa no, cosa voglio e cosa no, cos’è giusto e insomma ci siamo capiti. Niente applausi? Finito?
Alla fine io non voglio sapere cos’è giusto o meno oggettivamente, ma voglio saperlo per me. Ho tutta una confusione in testa che oggi volevo appunto parlarvene e Franco, ti prego, lasciami, ho finito, e insomma ditemi voi che mi succede che adesso mi sento allegrissimo e voi siete tutti tristi.

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