Sarà l’età che avanza, sarà l’umidità ma mi è successo un fatto strano che mi ha portato qui,  all’ospedale. Mi facevo la solita striscia a casa di un amico di un amico (ovvero di uno sconosciuto), quando ho sentito la voce di mio nonno che mi diceva, col suo tono di uomo d’altri tempi, severo e un po’ fascista: sei proprio un coglione. Ho sollevato la faccia e c’era uno specchio e la mia bocca ha domandato: ma nonno, sei tu? Nonno è morto in una battuta di caccia su sci. Nonno? ho ripetuto e l’amico del mio amico è venuto in bagno stravolto e mi ha detto: zitto, coglione che mio padre dorme. E due, ho pensato. Ho finito di farmi la striscia ma mi aveva preso un’inquietudine che avevo voglia di fuggire. Ho messo via la roba e sono uscito ma mi sentivo come se il nonno fosse presente. Il fatto è che se mio padre mi dice coglione non mi fa granché effetto, me lo dice quasi tutti i giorni. Ma mio nonno credo che non sapesse neanche cosa vuol dire coglione, se non nel senso di testicolo. Per offendermi mi diceva stupido cretino, come quando ho sparato per sbaglio verso la funivia e la gente urlava. Mi voleva insegnare a sciare e sparare contemporaneamente. Robe che faceva lui da giovane in guerra, erano un corpo speciale di che veniva già dalle montagne veloci come razzi, sparando a più non posso. Ma io non ci sono mai riuscito. Mio padre le chiamava le stronzate di quell’altro coglione ed il primo, per intenderci, ero io. Ma questo perché mio padre ha fatto solo il servizio militare, e dopo voleva frequentare l’università e quando mio nonno gli ha detto che era uno smidollato comunista lui gli ha fatto il gesto dell’ombrello ed è andato via da casa. Mia madre invece odiava il nonno. Non li trovavi mai nella stessa stanza. Non ho ben capito perché, ma insomma diceva che era una maiala. Il nonno adorava me. Diceva che avevo lo sguardo di un falco come lui e la stessa dirittura morale.
Sono uscito ed il Pirla, cioè l’amico del mio amico stava barcollando e si teneva la testa e gemeva. Gli ho detto: Pirla che hai? Lui mi ha fatto vedere gli occhi e in uno aveva delle strisce rosse che sembravano uno schiaffo. Non sapevo cosa dire. Allora lui ha detto: hai svegliato mio padre è venuto qui e mi ha schiaffeggiato. Come ho sentito la parola schiaffeggiato ho pensato che io preferisco dire: dare uno schiaffo. Quel pensiero mi ha riportato a mio nonno. Mi rimproverava se dicevo fare e cosa e roba. Ma perché lui viveva ai tempi in cui tutti dicevano ohibò oppure perbacco o scemo nel senso di uno un po’ tocco. Insomma scemo ora è quasi come dire sciocchino ai tempi suoi. E per dire orgasmo diceva ansia e per dire ansia diceva orgasmo. Mai capito come le parole si danno il cambio.
Sono uscito da casa del pirla che avevo tutti questi pensieri linguistici nella testa quando ho incontrato le suore per le scale. Io delle suore ho rispetto perché sono comesidice, spose di gesù, ma più di tutto perché mi davano il pane in più, il venerdì. Io adoro il pane. Il pane è tutto quello di cui ho bisogno. Meglio della roba. Cioè senza roba sclero, ma senza pane potrei veramente uscire fuori di testa. Tutto il pane è buono. Tranne quello chimico che puzza d’alcool e sembra di mangiare nulla. Passino le fette biscottate ma che so, il pan carré diciamocelo, fa cagare. Tostato no, ecco, così è buonino. Ma il vero pane è quello che lievita e che passa per il forno, quello fatto di farina acqua e sale senza E456879 ed altre sigle incomprensibili. Baguette, banane, rosette, panini all’olio, pane di una volta increspato in superficie, carta da musica (bagnata), tutto. Ecco le suore mi ricordano il pane e quant’ è buono e quando le ho viste ho pensato che belle, sanno di buono. Mi hanno guardato malissimo e si sono ritratte, camminavano addossate al muro e io continuavo a respirare il loro profumo quando dietro chi mi vedo? Nonno. Il nonno che arrivava di corsa, con gli sci sulle spalle, il fiatone e il fucile.
Sei un coglione. Mi ha detto. Mi ha puntato il fucile sul naso e mi diceva torna a studiare coglione e io mi schermivo con le mani e lui continuava vai a fare il tuo dovere brutto disonore della famiglia, ed io cercavo di dirgli ma tu hai disprezzato papà perché voleva e lui continuava a puntare il fucile e a dirmi, studia, tuo padre ha dimostrato di avere le palle ed io: Nonno. ho urlato. Allora è uscito il Pirla con il babbo e le suore si sono fermate nelle scale a guardarmi. Dopo mi ricordo solo mio padre, quando mi sono risvegliato nell’ospedale che mi ha guardato ed ha sospirato: coglione davvero.

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