Io sono un beneducato. Di una notte afosa mi è rimasto solo questo e la certezza di consumarmi in una libertà ritagliata. Potessi masticarne i confini senza sentirmi infinitamente solo, lo farei, adesso, senza pensarci, ma non sono capace, o forse anche se il bruxismo mi ha affilato i denti, in realtà manca la volontà. In realtà manca un appiglio concreto sul mondo e tutto quest’acido da reflusso resta come in una bacinella, a puzzare. In realtà vivo sotto la dittatura del buon senso e delle buona educazione. Forse dietro la tensione verso il giusto e il saggio c’è solo la paura. Forse dietro la buona educazione c’ è solo la vergogna del corpo, la correzione della ragione al corpo animale. Ed allora sono anche manicheo e sono scisso tra un corpo che non comando e una mente che penso solitaria. E se invece dietro la mente pensata ci fosse solo uno stato neuronale? Una serie di impulsi elettrici che riflettono un’idea? Un’idea che è una cattedrale di pensieri, non un oggetto ma un’astrazione? Se ruotassimo tutti intorno a dei simboli e alla loro interpretazione invece di vivere, di toccare, di respirare, di sanguinare? Se tra il rispondersi da un simbolo all’altro non ci fosse che il vuoto?

Questi gli effetti collaterali dell’iterazione tra afa, ansiolitico e ananasso frollato (ricetta della tribù Konone) .

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