Ho fatto le treccine alla bambina, ci siamo lavate insieme e siamo uscite che sembravamo quasi felici. Al lavoro ho pensato che i capelli di Giovanna crescono troppo sottili e che dovrebbe mangiare più carne, ma di quella buona, sana, e verdura e frutta. Se resistiamo ancora un po’ ne avremo da stufarci, i suoi capelli diventeranno grossi come funi e la notte dormiremo senza svegliarci mai -Signorina!- ha urlato quel bastardo di C. Ha indicato lo schermo ed il suo indice appuntito tremava. Incazzato nero. Avevo una coda di tre tacche. Quando penso al futuro, congelo il presente e mi fotto al lavoro. -Signorina, questa è da recuperare subito.- La scintilla che vedo nei suoi occhi è solo lo sbocco di una lunga canna fumaria. Dentro brucia, si consuma dalla voglia d’arrivare. Giovanna lo chiama il vecchio. Eppure non ha più di trent’anni. Quella scintilla illumina il mio viso, come un fuoco che gli spazza la faccia. Recupero la coda in soli cinque minuti. Ma oggi è Lunedi e la gente è incazzata. Sorrido. Una volta per le urla, due per i vaffanculo, tre per la chiamata persa. Se resisto ancora Giovanna avrà anche le scarpette rosa. Gliele faccio trovare sul comodino, vicino la foto del papà. Come se le avesse mandate lui. Sento già i bacetti freschi sulle guance, le manine battere. -Ti licenzio? Vuoi che ti licenzi?- C. è alto su di me, una linea che si curva, un ramo troppo carico. Gli pesa questo mestiere, dice. Non sono l’unica che ha famiglia. La coda si è riformata e devo recuperarla subito. Devo smettere di pensare e concentrarmi sulla coda. Sorridere.

Ho rimosso l’immagine perchè impediva il caricamento, non appena saprò usare photo bucket verra ripristinata. Scusate.

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