Ho caricato l’auto con i due zaini, ho sputato sulla porta di casa. Ho ingranato la prima e me ne sono andato senza voltarmi. Dicevo tra me – che si fottano, tendendo il collo per badare che non mi seguissero da lontano. Al bivio per la città c’era Piero col suo giubbotto di pelle borchiato. Mi ha guardato sorpreso. Questo mi ha fatto innervosire un bel po’. Ho stretto il calcio della pistola, sforzandomi di sorridere. Piero è salito, il fucile in mano, come fosse una canna da pesca. Mi ha abbracciato. Ha detto sottovoce: lo sapevo.
Ho smesso di stringere la pistola. Ho messo in moto, ho sgommato facendo volare un bel po’ di polvere. Piero ha riso. Qual è il piano? Mi ha chiesto con gli occhi da bue. Si va dal Collo ho risposto cercando di non guardarlo negli occhi. Ha puntato i piedi sul tappetino come se avesse voluto frenare: Dal collo? Sei malato, tu sei malato… poi si è messo a ridere e ha detto: se ce la facciamo col Collo possiamo con tutti. Allora ha stappato la bottiglia di acquavite che teneva nascosta nella giacca ed abbiamo bevuto. A Piero ho detto che ho smesso con la roba. Lui dice che è da passati, da vecchi, da sfigati. Perché ha paura gli piaccia. Ed ha paura di me quando mi faccio. Peccato, se c’è una cosa che mi piacerebbe fare è prendere un bel po’ di droga con Piero. Così, per cazzeggiare senza problemi, per il viaggio.
Anche se adesso il viaggio ce lo facciamo veramente per raggiungere il vecchio Collo. Lui sarà il primo.
Il tuo fucile è carico? Certo ha riso Piero. Anche la mia pistola. Passiamo dai paesi? No ci sono i posti di blocco. Allora? Dalla statale. Ma anche lì… Si ma di meno. Dovevo aver risposto di merda perché la faccia di Piero è cambiata. Sembrava che la bocca si stesse incurvando sempre di più, fino ad implodere nella faccia. Mi diceva: cazzo guardi così? Ti sei fatto? Poi ha urlato, io ho stretto la pistola ed il volante evitando un camioncino e restando, con un colpo di coda, ancora in carreggiata. Ho riso cercando di stare tranquillo. Anche Piero ha riso, ma si vedeva che stava male. Si vedeva che sospettava. Allora gli ho dato la pistola. Non per tutta la serata, ma per dimostragli fiducia. Ho cercato di tenere la voce a posto, mentre gli dicevo: non tocco la roba da tanto, amico. Sono solo su di giri per quello che capiterà al nostro vecchio amico Collo. Piero ha riso, si è disteso un po’. ma lo sentivo, nella pelle, nell’aria, come fosse una serie di piccole scosse elettriche, che non era convinto. Ci vuole tempo ho pensato. Come diceva la tipa della comunità. Ci vuole tempo, ed anche prima cammini poi corri, non guardare la tv, puoi essere normale. Mi ci sentivo quel giorno, normale, mi sentivo a posto, con tutti, con Piero, con Pallo, con mia madre, con il vecchio. A posto, buono, in ordine. Poi viaggiavo e che viaggio! L’auto guidava liscio, filava come se la strada si srotolasse davanti a noi. Anzi avrei detto che c’era qualcuno davanti con un gran rotolo di asfalto liscio. Piero ha urlato, ha dato fuori ho pensato e ho frenato. Abbiamo sbattuto la testa. Un cazzo di bambino. Un cazzo di moccioso che va in giro a cagare il cazzo invece di stare davanti alla tv, o a letto. Siamo scesi: Piero teneva il fucile sotto un’ascella, la pistola in mano e nell’altra la bottiglia di acquavite. Cazzo è morto ha detto.
Ho alzato le mani ed ho detto: non l’ho toccato, ed era vero. Non ho toccato bambini, mai nella vita. Al massimo avrò preso quei cazzoni che srotolano asfalto a quest’ora. Il bambino stava rannicchiato, si teneva le gambe.
Avevo una gran voglia di pisciare e saltellavo qua e là come un coglione. Piero ha detto: toccalo. Toccalo tu.
Cazzo ho le armi. Cazzo ho pensato. Ha le armi. L’ho toccato io ed il cosetto ha aperto gli occhi. Sto bene, dice. Piero sospira forte. Meno male, stronzetto, dico. Dove abiti? Qui dietro dice. Ci indica il buio. E infatti c’è una casa. Ti porto fin là, va bene? Si. Poi svegli mamma e papà e ti fai dare uno sguardo, ok. Ok- se ne hai voglia. Se no puoi venire con noi se ti va.
Avevo voglia di tenermelo vicino quel cosino. Sembrava Pallo da piccolo, mio fratello, che è morto di una malattia, di quelle che non perdonano, dicono.
Piero ha cominciato a fare il matto. A dire troppe parolacce per le orecchie di un bambino. Sono dovuto andare e inventare qualcosa: è una prova, cazzo. Lo teniamo così sta zitto, poi dopo Collo, prima di prendere la nave, lo molliamo in giro. Cazzone, usalo quel cervello. Piero mi ha guardato che sembrava un porco dopo che lo castrano. Il bambino è salito che sembrava stare meglio. Ho solo il ginocchio sbucciato ha detto. Piero gli ha passato l’acquavite. Sembrava stesse per dire qualcosa da un momento all’altro, ma le parole non uscivano. Viaggiavamo tranquilli, forse un po’ imparanoiati dall’incidente, quando Piero ha urlato di nuovo ed ho frenato, non si sa mai che due volte… Il bambino mi ha preso la mano. Cos’hai? Ho detto. Piero scuoteva la testa. Che c’è? Non posso. Cosa? Dai cazzo dillo.
Piero ha detto: vedo gente che srotola asfalto. Cazzo anch’io la vedo, ho detto. Anche il bambino diceva, la vedo anche io, anche io. Ci siamo voltati insieme. Come anche tu? Si ha detto il bambino con gli occhi che brillavano come lucette. Si, è mio babbo. No gli ho detto, tuo babbo è in quella casa che mi hai fatto vedere. No quello che è morto. Piero che si caga per tutto è sbiancato. Il bambino dice ancora tutto allegro: si che è il mio babbo. Lo vedono in tanti. Piero si ingolla metà bottiglia di acquavite. Cazzo, dice un .. NON LO DIRE, gli dico, sono fatto. COME SEI FATTO? sono fatto, non parlare di effe a enne, non dire un cazzo.
Piero e il bambino mi guardano con espressioni opposte.
Sentiamo un cigolio lontano, il bambino salta felice.
Piero beve e beve, singhiozza e beve. Io sto zitto: è tuo babbo? fa si con la testa il bambino. Piero sviene. Io resisto, poi crollo e quando mi sveglio sono legato a un letto. Piero non c’è. Sono solo ed il medico mi dice che non c’era bambino e che Piero, il mio amico, è morto tanto tempo fa, che non mi devo fare più, ma che mi se mi faccio ancora e mi metto al volante finisce che muoio. Poi viene Collo a vendermi altra roba tagliata di merda.

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