La porta di casa mia è storta. Uno dei cardini, complice uno smottamento di cui tutti ignoriamo volentieri la silenziosa presenza, ha ceduto così che adesso da sotto arrivano foglie, l’acqua sporca delle pulizie condominiali e polvere. Ogni mattina quando esco di casa ammiro il delta del Niger in miniatura, tifo per le blatte che invano cercano d’entrare, m’immagino Dio gigante di una popolazione d’acari ribelli. Decido quando spazzarlo via con un’improvvisa inondazione di Vim e acqua, quando invece lasciare che arrivino a un certo grado di civiltà. Adesso per esempio, dopo un mese di vita, i miei acari hanno imparato ad astrarre. L’acqua non è solo materia liquida che di occasione in occasione si addensa lungo la soglia, ma è pericolo. Così hanno costruito le loro prime trincee, carine, ordinate ed ingegnose. Dalle trincee sono passati alle guardie. Prese al soldo due blatte abbastanza stupide e facilone, adesso vedo che la colonia si sviluppa dividendosi in due centri pacifici ma con caratteristiche diverse. Il primo aggregato è una cittadina a ridosso del muro, semplice e curata ma diffidente. La causa sta probabilmente nel fatto che dopo la strage del mese scorso hanno cercato rifugio nel battiscopa, dove purtroppo batte una corrente d’aria gelida ed il cibo scarseggia. L’altro centro è praticamente a ridosso del delta, protetto da bastioni di polvere nera ammucchiata in soffici batuffoli e dalle blatte assoldate. Questa popolazione è più temeraria perchè abituata al confronto diretto e quotidiano con le avversità e dunque alle morti precoci, alle carestie, alla ricostruzione continua, alla sopravvivenza in luoghi decisamente bellissimi (il delta al tramonto è stupendo) ma pericolosi. Tutt’e due i centri hanno riti ed usanze diverse. Se tutt’e due mi vedono come un Dio, in questo riconoscermi come divinità hanno approcci differenti. I diffidenti abbarbicati sul battiscopa, insofferenti e nervosi al mio passaggio si raggruppano insieme ed offrono quanto lo sporco più buono e stagionato che hanno, mentre gli altri si mettono in riga e m’insultano, incuranti delle conseguenze, sfidandomi, alcuni addirittura ignorandomi o copulando festosamente in segno di sfida, di non riconoscimento di qualsiasi autorità. Anche il loro pensiero si è evoluto in modo diverso: i diffidenti sono religiosissimi e concepiscono lo sporco come dono, scrivono solo di se stessi ma hanno anche attenzione particolare per l’individuo, concepiscono se stessi come parte del divino (probabilmente per metabolizzarne la paura atavica), coltivano le arti, stanno elaborando i primi sistemi di pensiero sulla conoscenza e l’interpretazione, riconoscono i simboli e danno grande valore alla vita. I temerari sono invece più raffinati nella tecnica, hanno elaborato i primi sistemi informatici, ragionano seguendo schemi binari e hanno sviluppato un sistema (in collaborazione con i ragni) di ascensori sulla porta in fase di sperimentazione. Sono stati loro ad attraversare il delta. Una notte sono andato in bagno e li ho trovati sulla tazza che piantavano una bandierina, felicissimi. Al mio apparire non hanno fatto caso. Quasi mi ignorano, forse inconsciamente.

Comunque sia domani finirà tutto. Al padrone di casa non posso mica dire che sono Dio.

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