Pisciare al freddo è difficile. Pisciare in fretta è un casino.
Pisciare con due pistole in una mano, mentre l’altra armeggia con la braghetta è un’impresa.
Il Collo arriva, pensava. La neve ingiallita sui marciapiedi sapeva di insoddisfazione.
Barca pensava In – Sodd – i – sf- azione, salmodiava ritmico, scrollando le ultime gocce, il cappotto ritirato sulle spalle, le pistole ciondolanti. Riprese a correre.
Passò una pistola all’altra mano, la guardò brevemente.
Insoddisfazione diceva la neve. Estraneo gli diceva la mano.
Collo e i suoi avrebbero tagliato per la piazza. Sotto le scale della cattedrale avevano un deposito. Piccolo, ma utile. Collo amava i piccoli accorgimenti. I rifugi umidi. Le scatole piccole, nere. Gli utensili da mettere nel taschino. E sopratutto il flagello. Visto al museo. Commissionato ad una pelletteria. I chiodi sui tentacoli del mostro erano sottili ma fermi, saldi. Strappavano che quasi non te ne accorgevi. C’è sempre un dopo per accorgersene.
E ci sono le pistole.
Il sudore tra le ciglia, nella schiena, le natiche ghiacciate, bagnate. Correre al parcheggio, non fermarsi. Quella mano, Santiddio. Estranea, fredda, impugnava il calcio svogliata, senza convinzione. Sbirciava rallentando il passo. Inutile. La mano stava col Collo. La neve stava col Collo. Gridavano l’insoddisfazione del Collo. Mano senza coscienza, mano demente, stupida mano, reietta. Bestemmiare e correre, ho superato l’esame della patente del matto. E di nuovo. Doveva pisciare. Il Collo era già alla chiesa. Sicuro come Dio.
Sicuro, Dio?


Arrivò al parcheggio sfiancato.
Tastò le tasche. Doveva dare le chiavi alla mano giusta. Con l’altra avrebbe sistemato dopo. La vescica premeva, di nuovo colma, come il rimbalzo di una palla medica. Si fermò davanti la macchina per pisciare. Nulla. Cercò di rilassare i muscoli. Un cane randagio trotterellava verso la cancellata. Una ragazza saltava una pozza d’acqua ridendo. Inutile. L’ammutinamento coinvolgeva più parti ormai. La nausea lo costringeva a ruttare, continuamente. La mano nemica non rispondeva agli ordini. S’infilò in macchina, mise in moto. I fari illuminarono gli occhi del Collo. Rideva.
Sentì caldo nei pantaloni.
La mano nemica agguantò il volante, impaurita. Le gambe cercarono la fuga come animali selvatici. Il Barca impose la calma, restò fermo a guardare. Gli restava ancora la mano amica. La mano che scriveva, quella utile, fedele, quella che imparava in fretta, che stringeva le altre mani, che l’aveva stupito usando il flagello senza tremare, senza tentennare, come l’avesse sempre fatto, una mano saggia anche.
A lei affidò la pistola. Senza dubbi. La mano obbedì, il dito sul grilletto, ferma, lucida.
Sparò.
L’ ultimo sguardo del Barca fu per la mano nemica.
Si agitava, la punta delle dita addossate, in su e giù, come dire: ma che volevi fare?
La mano saggia mollò la presa docile al tocco del Collo.

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