La mattina vedo Piero che va a scuola
La madre, molle sul mento, stende
Il padre guida già da un’ora alla statale.
Piero tira calci a un sasso, non saluta
Curvo, uno zaino colorato, senza aiuto
Non gioca coi compagni, non è timido
Ha solo una domanda che è un enigma,
Che preme sulla fronte come un bozzo.
Io vedo il sasso e so la ragione
per cui una sera, mi sputò il portone.
Ma fingo e gli sorrido, la mattina
quando si affaccia alla mia finestra,
ed è un istante buio.
Indugia, bestia ormai alla fame,
sulle mie gambe morte, sulle rughe
sul mio sorriso corto, forse infame.
Nel cruccio crudo, tondo di bambino
precisa frase resta dei suoi passi:
ma come hai fatto a sfanculare il mondo?

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