Avete presente quando il semaforo si guasta? La lucina rossa e quella verde muoiono e finalmente arriva la rivincita del giallo. Lampeggia intermittente, felice come fosse natale. Come dire, ora servo anch’io. Per quanto abbia una funzione limitata, nel tempo e nell’uso. Ecco, io mi godevo la festa del giallo, indeciso se attraversare o no, se ammirare e basta o scender giù a fare la spesa. Sapevo che il giallo avrebbe gradito. Invece mi si è avvicinata la classica vecchina, quella del manuale del boy-scout, della prima buona azione del giorno. Tenuta bene, capelli nivei, vaporosi, non argento, nè azzurrini, bianchi bianchi come il giallo giallo che lampeggiava. Truccata, due fessurine d’occhi azzurri braccati dal rimmel, assediati dal kajal, una boccuccia di rosa rosso carminio lucente. Pure caruccia, insomma nonnabile.
Senza doppi sensi. Fa piacere vedere una vecchina che ci tiene ancora a se stessa.
Perciò si, l’avrei voluta come nonna. Prima di attraversare.
Mi ha preso la mano, quasi fosse la garanzia che non l’avrei lasciata improvvisamente durante il guado, al sopraggiungere, che so di un suv. La mano ha curvato verso l’interno, ha artigliato il palmo, sembrava volesse congiungersi in una stretta col mio polso. Ho accellerato ma l’età imponeva un’andatura faticosamente, dignitosamente lenta. Sicchè la mano-polso-mano è rimasta a pochi metri dal giallo, agonizzante, mentre le mie gambe sognavano la rive gauche. “‘Nnamo” urlavano le gambe, “carma…”intimava il polso “echecazz”commentava il palmo. Io sorridevo, millimetro dopo millimetro. La vecchina borbottava verso il semaforo ma sorrideva anche lei. Certe dentiere esprimono più di mille parole. Bianca come i capelli, un abbinamento senile da urlo. Mentre mimavamo un foto-finish, mi accorgo che la vecchina stringe ancora, se possibile, e il visetto shar-pei le implode nella bocca. Mi spavento, ma è un attimo. La vecchina si riprende, le rughe si allentano per quel che possono, districa la bocca dalle guance e sorride, esageratamente, forzatamente, fredda come un ghiacciolo, e non a me. I suoi occhi puntano qualcosa, captano un pericolo. Mi chiedo cosa la spaventi. Abbiamo quasi finito, il giallo ci avvolge, le macchine son ferme come al passaggio di un corteo.
Neanche ci faccio più caso alla mano. So che sanguinerebbe se potesse. Se potesse urlerebbe.
Saliamo sul marciapiede, la vecchina è preoccupata e la mano non la molla.
– Nonna! Ce l’hai fatta!
Nipotina di vent’anni o giù di lì sull’altra sponda. Sana come un pesce, allegra come le brezza marina.
Le porgo la nonna, ma la vecchina non molla, e mi guarda, a lungo, come la stessi vendendo a un mercante di schiave. Finalmente ho la mano libera, se si può chiamare mano questa roba molliccia blu, informe e bloccata. Me la massaggio, la nipotina sorride, la nonna le sta accanto in posizione di riposo, ma si vede che è pronta a scattare sull’attenti.

– la ringraziamo… dì grazie, nonna su…
dice l’ipocrita giovane stronza.
Penso, e che fai la molli così?
Tua nonna? Che aspetti? Che la tirino sotto?
Mi sa che pure la nonna l’ha pensato.
Nipotina ammicca, fà una smorfia come dire: ‘sta rincojonita de mi’ nonna…
Non la degno di uno sguardo.
– E’ stato un onore.
dico alla nonna, sorridendo. Lei sorride dolcemente e mi sembra di vederla, quand’era più giovane, quegli occhi bistrati, i capelli chiari, la schiena dritta, la pelle liscia come quella della nipote. Le faccio l’occhiolino e ride, gorgheggia, quasi. Nipotina si irrita, mi butta addosso una mitragliata oculare, la tira per la manica del cappotto e se la porta via, come un cane alla catena.

Resto a guardare il giallo-giallo-giallo che festeggia.
– ma che te festeggi? gli dico.

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