Non mi funzionava il mac, non avevo voglia di star a casa a guardare la tv, ho disdetto l’appuntamento con un’amica e sono uscito solo. Nel viale tre ragazzi armati di skate mi fissavano con aria truce. M chiamano Dylan Dog. Da queste piccole cose capisci che sei fuori moda, peggio, che sei più vicino agli anni ottanta che ai tempi odierni. La voglia di gelato si è fatta pressante, calmata solo da quattro sigarette e dai fischi bronchiali. Arrivo alla gelateria ed aspetto. Una coppia perbene, vestita elegante, scuro su chiaro, dorato ed argento, sale e pepe, belli e cari ordinano minuscole coppette senza cialde e panna. Ma pigliati il carte d’or allora. Anzi, vai fino in fondo: Valsoia. Mentre li distruggo mentalmente mi cade l’occhio su una petizione: il Ritalin è arrivato nelle scuole, non è una bella cosa. Insomma a me allora avrebbero dovuto somministrare eroina, come minimo. Sono uno che si identifica, io. Comunque firmo e il gelataio, ora libero, mi chiede se so cosa firmo,. Faccio spallucce. Gelataio è grosso. Credo che firmerei anche se fossi per la lobotomia frontale a tutti gli under 10. Insiste. Si che lo so. Ordino una cialda quattro gusti, un lavamano abominevole colmo di menta, mora, nocciola e cassata, due biscotti, panna, no sciroppo no, non esageriamo. Una ragazza stava per entrare. Si è bloccata di fronte al sogno proibito. A dieta, sicuro, stava per sgarrare. Meno male che esisto. Gelataio mi dice che è contro qualsiasi farmaco. Il farmaco non guarisce. Il farmaco uccide. Penso al bropazepam in tasca, al sicuro. Alla sertralina nel cassetto, ormai impolverata. Dico: a volte però aiutano. Lui dice: io ho passato di tutto… racconta.

Lui non ha mai toccato un farmaco e vi giuro, è uscito da una situazione di merda da solo.
Cambio colore, dubito, taccio, il gelato mi cola sulla mano.

Da domani pizza.

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