Sapete come sono fatti gli uomini di una certa età. Gente dura che ha fatto la guerra, sofferto la fame. Non è che la vita gli sia scivolata addosso. Eppure da quel giorno, una giornata di sole che annunciava Primavera, M. non tornò a casa sua. Si mangiava frugale, seduti l’uno di fronte all’altra, come sempre. Lei stringeva le labbra masticando con gli incisivi, un gorgoglio sopportabile, lo stesso da quando aveva perso i denti. Fossi stato là avrei fermato il tempo, un attimo per guardarla ancora prima che si accasciasse, come una botta di sonno improvviso. Ma non c’erano che loro. E gli anni passati, se riuscissero a far compagnia. M. chiamò aiuto. Dopo il funerale non volle più tornare. C’era chi diceva avesse paura della solitudine. C’era chi pensava che tutto le avrebbe ricordato lei, e quella casa costruita con fatica sembrava implorare che tornasse. Ma sapete come son fatti gli uomini di una certa età. Hanno conosciuto la guerra. Sarebbe stato difficile fingere. Ormai che tutto era cambiato. E non rimaneva nessuno a chiedere aiuto. Se fosse arrivata per lui cosa avrebbe potuto fare? Se fosse rimasto un secondo, nel passaggio, un attimo lunghissimo di coscienza, cosa, a chi, come avrebbe gridato, chi avrebbe chiamato? Non puoi sfuggire. Neanche a te stesso. Non restava che rassegnarsi e chiedere. Lasciare che andasse come doveva andare. Sarebbe stato come idormiveglia. I figli. Chieder ai figli quel poco di aiuto di cui aveva bisogno. Non era che un vecchio. Sapete come sono fatti gli uomini din una certa età. Hanno combattuto, sanno cos’è l’onore, l’orgoglio. Sanno cos’è la vita, non s’illudono facilmente. Abbandonò ogni proposito, e badò a se stesso, puntò su di lui, sicuro.

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