Vi voglio raccontare, ora che è passata:
Mario andava a letto ma non dormiva. Gli piaceva leggere sdraiato su un fianco, il braccio anchilosato, la luce azzurrina dell’abat-jour sulle pagine. Gli occhi si stancavano presto, dopo un’ora dormiva. Il sonno arrivava pesante lasciando appena il tempo di spegnere la luce. Fino al giorno in cui, leggendo Cell di Stephen King si sorprese a pensare: morirò che prima o poi muoio. Bella scoperta diceva una voce. L’aveva sempre saputo. Ma sembrava fosse evidente come una frase sottolineata. L’eccitazione sapeva di nuovo. Il cuore batteva veloce ed il respiro non finiva la sua corsa. io morirò che prima o poi muoio e vedrai se non è vero che muoio Mario chiuse il libro e guardò il soffitto. Si sa che si muore. Ma non si sentiva, non tutti i giorni.
Ma c’è tempo pensava. C’è tempo? chiedeva la voce.
Ma si, ce n’è. Ce n’è? diceva la voce. sicuro?
Muoriamo tutti. Rideva la voce. Che vuoi, compagnia? sussurrava.
Ma ‘sta cazzo di voce…. Rideva la voce. Rideva come i cattivi dei film.
Tutti Ah ben staccati, note ascendenti come squilli.
Pure la voce casinista mi ritrovo. La voce ammutolì.
La gola si strinse, il cuore accellerò. Un’onda calda l’attraversò come un fiume.
Si è rotto un argine, pensò. Si è rotto eccome, disse la voce.
Si addormentò coi pugni chiusi, si svegliò che i piedi ballavano.
Per giorni, morirò che prima o poi muoio l’accompagnò come uno stacchetto pubblicitario. Vedrai se non crepo, diceva. Vorrei ben vedere il contrario, diceva la voce.
Vedrai se prima non uccido la voce, si diceva. La voce taceva. Ma la sentivi, lontano, pregare che andasse tutto bene. Lentamente tutto perdeva importanza. Lavorare duro? Ma che mi frega tanto morirò che prima o poi muoio. Bravo! applaudiva la voce. Lavorare? devo mangiare. Vero diceva la voce.
A minimo regime si andava lenti, si stava male e questa morte sembrava tardasse.
Arriva, arriva, diceva la voce.
si ma ritarda. Si è detto prima o poi, mica quando vuoi tu.
Anticiparla? si diceva tremando. No, così è barare, rispondeva Voce.
E allora? A che serve? ma l’aria mancava.
Non lo so.
Mario sentì un leggero sapore di truffa.

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