volevo disfarmi dell’acqua in solitario
eccesso, del ciclo continuo di sale che
pompe sodio-potassio in salata avaria
mi inducono a saziare
e
dirti che non trattengo l’aria
non l’acqua nè fuoco, nè c’è terra
che sostenga la sete e non c’è
corpo di sangue che in acqua nato
non abbia bisogno di espellere
che per quanto pulito di ciò
che tu chiami sporco siam fatti
da ciò che tu chiami sole
siam nati, replichiamo
in spirali note leggere
come una trina
perché tenevo tutto
in un sacco, in un sorriso
che durava un adesso.
Mò spostati che mi serve il cesso.

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