s’aggirava furtiva, folgore in viso
come incerta notte africana ,
dei sassi bianchi di bocca
non uno, ma carne rosa,
di lane e spirali e fili
in testa sol bianca lanugine,
coperta umana, di vecchia rotta
nel passo, nel piede, nel palmo.
Chiese al tuono, alla luce – dove?
rispose un cuculo spazzando l’ove
– là dove sei ora. femmina di uomo.

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