Scale del condominio strette, grigie, vecchie mattonelle che hanno conosciuto gli sputi dei Balilla, le corse durante i bombardamenti, le suole chiodate, le clarks consumate, i tacchi a spillo, il Vero cuoio italiano e le sneakers. Finestre lunghe ai pianerottoli, alte, alberi in lontananza, un leggero profumo di caffè. Arrivo sudato ed ansimante. Non prendo il bus, vado a piedi per dimagrire in vista dell’estate, la stagione dell’edonismo. Il portone è rosso scuro, un banalissimo leone addenta un anello. L’ingresso è stretto, rosa e celeste. Mi dicono d’spettare. Le mattonelle sono, se possibile, ancora più vecchie. Le porte altissime. I muri grossi trasudano antico, respirano, mi guardano. Sto in piedi, davanti una tenda beige legata da una corda dorata, davanti una vetrata liberty, davanti un panorama assurdo: un ingorgo al semaforo filtrato dal fogliame di piombatura antica, vetro color smeraldo come nel paese di Oz. Questa stanza doveva essere un tinello. Tre colonnine bianche in fila delimitano il corridoio verso le sale. Sulla breve balaustra un bonsai. Un angolo zen. un attimo di calma per gli occhi. Mi siedo su una sedia delle quattro spaiate che vedo, l’imbottitura respinge le natiche, mi sento molleggiato e maledico il no a Simona. Mi voleva accompagnare. Ma che scherzi? Maledetto testosterone. Vado da solo! Che diamine. Povero stronzo. Due roselline ricamate sul sofà mi compiangono. Guardo per terra. Gli interstiti tra queste mattonelle sono grossi come mignoli. Sporchini, pure. Arriva. Il borbottio dei sabots sulla ceramica usurata. Clocchete clòc.
– pronto?
Sorrido. Non c’è forza, non c’è coraggio, non c’è scampo.
– Sarà una passeggiata.
Una goccia di sudore parte dalla nuca si allunga tra le scapole per servire l’assist ad un brivido. I palmi sono bagnati. Le orecchie soffrono in un incendio. Potessi fuggirei da me. L’istinto bastardo. Quando mi stendo il cuore dà due battiti ogni uno normale. Ho i piedi bollenti, suppongo che non sia rimasto granchè sangue in testa. Lei sorride, lo capisco dalla voce. Infatti lo impongono ai call-center. Il profumo di caffè è sparito. Chiudo gli occhi.

Esco con le gambe che ancora tremano. In un fazzoletto c’è lui, l’ammutinato, ammorbato, perverso, traditore, vigliacco, dente del giudizio.

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