Saltar da una pozza di fango
all’asfalto, mimica inutile, rozza
ma utile, bella padrona, a fuggire.
Contavo i capricci, i favori concessi.
Reggimi un attimo, ancora
carezze di ciglia i tuoi sguardi.
Porgevo il mio palmo, chinavo
la testa a uno zaino di sassi
il respiro sbuffante: mi ami?
chiedevi. Ci sei, rispondevo.
Non andiamo, restiamo, io e te.
Le ore fuggite, i tram traboccanti,
le urla di merci, i colori stridenti,
le facce senza lineamenti,
i fregi, i finti dispregi
il battito elettrico, e tu.
Guardarci le spalle, dormire,
io carico, punto, tu spari.
Abbracciato al bromazepam
provavo, ridevi, ed io non saltavo.
Ma quel giorno che volli sparare
da me, senza il tuo aiuto,
(reggimi ancora non fare lo stupido)
Che finsi di arrivare all’asfalto
scomparve il tuo corto sorriso,
nella mimica, ritrovai il pianto.

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