Sveglia alle sette. Mi alzo, pieno si aspettative -la speranza è l’ultima a morire, chi visse sperando morir non si può dire (che è la versione del proverbio anni 90)- mi lavo tutto: capelli denti gambe parti intime ed oscure, braccia e il resto ovviamente.
Vado in ufficio in bus.
Mi ferma un tossico mi sfugge la moneta sbagliata,
infatti gli dò i due euro destinati alla pausa al bar,
ma non posso mica toglierglieli di mano – non sono così bestia-
il tossico mi guarda come fossi la Madonna…
e allora mi dico:
– torneranno da me con le amiche banconote. E infatti io lavoro, che mi costano due euro? Nulla ma poi in ufficio mi chiama il capo e mi chiede: hai letto?
hai tradotto?
hai lavorato?
Si faccio io.
Bene continua lui.
Nel mentre smangiucchia il tappino della penna. La riduce a plastica non riciclabile.
Farebbe così anche con me?
Mi dice è tempo di cambiare per te.
Dico niente, io.
Nel senso delle stare zitto.
Mi dice andiamo al bar che ho una proposta.
si, ma io non ho soldi, che mi porto solo due euro per non scialacquare…
Andiamo dai che ti offro una pasterella.
Ok allora andiamo.
Siamo al bar ed io prima passo dal bancomat per prendere almeno venti euro che magari questo dice per dire.
Poi faccio la figura del coglione.
Al bar mangiamo una pasta e lui mi dice:
mi piaci come lavori.
mi piace come fai.
Ti metto a dirigere una nuova collana, minore, però.
E mi va di traverso lo zucchero velato.
Il tossico è davanti a noi,
che siamo in un tavolo vicino la vetrata,
in ginocchio, fatto.
– che amici hai? dice il capo.
Esco, prendo il poverino che mi chiede altri soldi e ll brutto è che non sembra fatto-fatto e dice : ho famissima, famissima, famissima, famiss…
Ho solo venti euro. Non posso darglieli. E mica è sempre Domenica. NON va bene. Ma insomma che uomo sei dice una voce dentro la testa. Che ti cambiano? Mi cambiano, mi cambiano, risponde un’altra vocetta. Cominciano a litigare: se ti pare poco… ma insomma sono lavorati.. si ma ha fame ‘sto povero Cristo… non si muore di fame per 20 euro… pensa alle cagate che compri… lo spreco….
Glieli dò. Per farle stare zitte.
Poi lo metto sul bus. OK, si può parlare ora.
Poi davanti alla vetrata mi trovo una folla.
Chi in ginocchio chi no.
“Si è sparsa la voce che non sai che fartene dei soldi…” Dice il capo.
Mi sa che la collana minore la danno a qualcun’altro.
Intanto son dovuto andare al bancomat un’altra volta.
ho pagato io, al bar.

posso fare un salutino?
saluto tutti.
anche la collana minore, la speranza e le monete con le banconote.
Alla fine che mi hanno cambiato?

Siccome la collana minore me la posso pure scordare, decido per un atteggiamento irreprensibilmente felice, comunque.
L’ottimismo della volontà mi ha sempre attirato, nonostante il pessimismo della ragione mi bracchi da tempo.
Dunque opto per un sano comportamento, non solo ragionevolmente menefreghista, ma aggiungo, per meglio ribadire, una facciata lustra con:
sorriso smagliante
occhi sereni (sguardo vacuo come ipovedente)
tratti del viso rilassati (le mascelle non sia arrendono, restano sigillate)
camminata fluida (a cui però corrisponde scarso controllo delle estremità inferiori, dunque inciampo a non finire).
narici larghe per meglio definire l’inspirazione
torace allargato per meglio definire l’espirazione
dita della mani larghe per meglio definire la rilassatezza.
In una famosa libreria incontro una mia collega:
– ciao.
sorrido, smaglio, brillo, serenizzo, rilasso, fluidifico, allargo, inspiro, espiro, definisco,
Mi guarda. In silenzio.
Poi capisce, spalanca gli occhi e scuote la testa, schioccando le dita:
– mò ho capito, ho capito! King Kong?
Ma che ho fatto?

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