Archivi Giornalieri: Giugno 17th, 2007

Aintru is intrainas mi bivvidi una buriana
imboddiada no baddat, ma dha intendu
una boxi spappada bròtada in sa brenti
sbertulat, sciabòriada, in scivedhas de prantu
in bottus de arrisu.

Sa boxi bìrdia: seu crismera de fuedhus
ziminera sbraxiada, àina scarescia.

Mi sparzinat su coru
scarrafiendi s’arrexioni
sighendi una lingua, cicca gureu in prazza
non biu s’imbidriu, non liu divantalis
abarru attontiada accant’is aristas spibionadas.
E’ bentu de beccesa, narant
E’ tempu de bivesa zerriat sa buriana
Abarru frimma
mazziendi giarra
po’ no pappai arena

Traduzione italiana:

Ho dentro le viscere un vento di tempesta
avvolto non balla, ma lo sento
voce mangiata, mi
sgorga nel ventre
schiaffeggia, scialba, in vasi di pianto
in barattoli di risa.

la voce matrigna: “son scatola sacra di parola
camino senza brace, arnese dimenticato”.
Mi divide il cuore
graffiando la ragione
seguendo una lingua, cerca cardi in piazza
non vedo il vetro, non prendo grembiuli
resto intontita vicino le spighe vuote
E’ vento di vecchiaia dicono
E’ tempo di vivere dice il vento
resto ferma
mastico sassi
per non mangiare sabbia

Ho fatto le treccine alla bambina, ci siamo lavate insieme e siamo uscite che sembravamo quasi felici. Al lavoro ho pensato che i capelli di Giovanna crescono troppo sottili e che dovrebbe mangiare più carne, ma di quella buona, sana, e verdura e frutta. Se resistiamo ancora un po’ ne avremo da stufarci, i suoi capelli diventeranno grossi come funi e la notte dormiremo senza svegliarci mai -Signorina!- ha urlato quel bastardo di C. Ha indicato lo schermo ed il suo indice appuntito tremava. Incazzato nero. Avevo una coda di tre tacche. Quando penso al futuro, congelo il presente e mi fotto al lavoro. -Signorina, questa è da recuperare subito.- La scintilla che vedo nei suoi occhi è solo lo sbocco di una lunga canna fumaria. Dentro brucia, si consuma dalla voglia d’arrivare. Giovanna lo chiama il vecchio. Eppure non ha più di trent’anni. Quella scintilla illumina il mio viso, come un fuoco che gli spazza la faccia. Recupero la coda in soli cinque minuti. Ma oggi è Lunedi e la gente è incazzata. Sorrido. Una volta per le urla, due per i vaffanculo, tre per la chiamata persa. Se resisto ancora Giovanna avrà anche le scarpette rosa. Gliele faccio trovare sul comodino, vicino la foto del papà. Come se le avesse mandate lui. Sento già i bacetti freschi sulle guance, le manine battere. -Ti licenzio? Vuoi che ti licenzi?- C. è alto su di me, una linea che si curva, un ramo troppo carico. Gli pesa questo mestiere, dice. Non sono l’unica che ha famiglia. La coda si è riformata e devo recuperarla subito. Devo smettere di pensare e concentrarmi sulla coda. Sorridere.

Ho rimosso l’immagine perchè impediva il caricamento, non appena saprò usare photo bucket verra ripristinata. Scusate.